da WWW a WWW in 20 anni

WWW: tre lettere che hanno cambiato il mondo (che poi a pensarci bene sarebbero sei ma non importa)
Ormai l’acronimo lo conosce anche mia madre (beh, forse lei no) e dopo venti anni di storia il World Wide Web sta modificando tutto quello che è intorno all’essere umano, e forse perfino al suo interno.
WorldWideWeb è il nome che Tim Berners-Lee dette al primo browser da lui progettato nel 1991; contestualmente Tim aveva anche sviluppato una prima bozza del protocollo di comunicazione HTTP, ma soprattutto aveva sviluppato il linguaggio HTML che ci aprì l’immenso scenario dell’ipertesto, della navigazione e della multimedialità.
Da quel momento le WWW divennero luoghi digitali sulla rete Internet, spazi di comunicazione e pubblicazione di contenuti, un mare informativo da navigare a rimbalzi grazie ai nuovi concetti di hyperlink; oggi semplicemente link. Le WWW acquisirono sempre più popolarità, persero due lettere (solo nel parlato) e divennero più sinteticamente il Web.
Quando il fenomeno diventò di massa e dalla curiosità si passò alla necessità, anche il Web “perse” vigore nel linguaggio comune. La massa ha schiacciato concetti e funzioni diversi dentro una sola parola: tutto è diventato Internet.
Oggi diciamo “l’ho comprato su Internet” che sarebbe come dire “vado a comprare il giornale sulla rete stradale”.
“Eh vabbeh, stai a guardà er capello” direbbe un mio amico.
Capello non proprio. Il Web è il bordo, Internet è il centro.
L’intelligenza è sul bordo, nel Web, là dove viviamo noi con le nostre interazioni digitali. Al centro c’è Internet, un territorio abitato da cavi, apparati e software, il cui solo (si fa per dire) compito è trasportare le nostre attività digitali da un punto all’altro della Rete. Un compito ultra quarantennale, perché è nel lontano 1969 che Arpanet, la mamma di Internet, collegò i primi quattro calcolatori delle Università di Los Angeles, Utah, Santa Barbara e Stanford.
Ma è nel Web che è avvenuta una nuova rivoluzione: quella del duepuntozero, con l’interattività e la socialità digitale, quella del commenta, del tagging, del Like, del +1, del tweet e retweet, Con il 2.0 le tre WWW si sono trasformate, o meglio, sono “aumentate”: hanno acquisito ulteriori valenze, maggiori significati.
Oggi tre semplici concetti si stanno facendo avanti con forza nel panorama delle comunicazioni, delle relazioni, dei modelli di lavoro, e dei mercati
1) We - è il noi che si mette al centro della scena, terzo attore che si fa protagonista, non più semplice spettatori, non più semplici consumatori, non più semplici utenti, ma utenti che generano, utenti che suggeriscono, prosumer
2) With - è il con della condivisione, il fare insieme, il remix, l’engaggement. L’idea è che là fuori c’è sempre qualcuno che ne sa di più, che sa fare meglio, che ha voglia di contribuire, che dev’essere interpellato
3) Wiki - è un vero modello culturale, quello della collaborazione, della messa in condivisione, della serendipity, dell’incontro casuale generatore di opportunità, della trasparenza, degli open data, del lavoro non rigidamente gerarchico, dei manager che diventano leader e facilitatori
È però risaputo che ogni medaglia ha il suo rovescio, quindi anche le tre W ce l’hanno; e questo, sia ben chiaro, non dipende dalle tecnologie ma dalla natura dell’essere umano. Il Web è molto più di una semplice tecnologia, è un mondo, certamente digitale ma è un mondo dove noi umani abbiamo preso residenza come persone e come organizzazioni: studenti, università impegati, operai, aziende, casalinghe, manager, terroristi, ladri, assassini, professionisti, artisti, ricchi, poveri, potenti, istituzioni, governi, servizi d’intelligence, e via elencando.
Quindi sul rovescio potremmo mettere queste WWW
Walled-garden - è la metafora dei giardini recintati, dove i più inconsciamente amano farsi rinchiudere; è il grande risiko che sta avvenendo nel mondo digitale dove ogni grande firma tecnologica, Facebook, Google, Apple, Microsoft, sta costruendo la propria nazione-digitale con frontiere invalicabili, dove vige l’autarchia ed una gestione opaca dei dati, dove il falso mito della gratuità crea un errato senso di libertà e di servizio pubblico. Il recinto poi, esalta il concetto della tribù, spesso del gregge, luoghi di “eguali” dove però spesso le idee diverse non sono ammesse, subito criticate per principio, con una tendenza al conformismo intellettuale.
Web-censura, quella fatta dagli stati dittatoriali o meno che chiudono o filtrano l’accesso alla rete, ma anche quella più subdola, più silenziosa e quindi più potente di un motore di ricerca che può decidere di farti sparire dal web in qualsiasi momento; o quella dei social network “gratuiti” che possono rimuovere dati, post, profili e account anche qui in maniera opaca. E poi
War - è la guerra, quella che si combattono le nazioni, quella contro le organizzazioni criminali e terroristiche che per prime hanno utilizzato la rete come nuovo territorio di battaglia oltre che come mezzo logistico. Sempre più le guerre si sposteranno sul web, con attacchi a siti, creazione di virus per mettere in ginocchio grandi sistemi, furti e cancellazione di banche dati. Meno costoso, meno invasivo e più efficiente attaccare una centrale di telecomunicazioni con un virus informatico che con un missile aria-terra
Dritto o Rovescio quindi? La domanda dicotomica è quella classica ma è sbagliata perché pone una scelta ed una previsione di scenario netta, binaria, mentre il mondo, così come il Web, è molto più complesso. E quindi anche in questo caso la risposta è sulla terza faccia, sul bordo, là dove avviene l’incontro e la mescolanza delle varie possibilità
Insomma, il World Wide Web del 1991, in venti anni è “aumentato” in We With Wiki così come in Walled-garden WebCensura War
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postato da caosordinato