Se il lavoro non c’è bisogna inventarlo
esiste la crisi, la mancanza di lavoro con tutto il suo portato di drammi e di miserie; ma….
La lettura del domenicale del Sole24 Ore offre una della tante storie di successo che legano intuito, innovazione, rete, web e determinazione
Crisi è anche l’altra faccia dell’opportunità, il terreno dove spazi invisibili possono aprirsi. Se il lavoro non c’è bisogna inventarlo, crearlo: ed è quello che ha fatto Fiona Cribben.
Prima lavorava come disegnatrice di moda per un atelier di New York, poi la vita l’ha portata in Islanda dove le case di moda certo non sono il motore economico del paese: quindi fine del lavoro.
Ma lei non si è abbattuta, ed invece di cercare il lavoro come avrebbe fatto chiunque altra, bussando alle poche porte disponibili in Islanda nel settore abbigliamento, ha aguzzato l’ingegno, seguito l’intuito e creata l’opportunità di lavoro.
Dopo essere entrata in contatto con quelli della CCCPGames una game compay di Reykjavik, ha preso a tartassarli per mesi con: “io vi servo”. Ma a cosa può entrarci una stilista con un gruppo di geek grafici ed informatici che sviluppano videogiochi? Poi, però, quelli della CCPGames lo hanno capito e si sono convinti.
Ora Fiona disegna abiti per l’eroina di Eve online un videogioco sul web, quelli che in gergo sono chiamati MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game). In Eve online i giocatori collegati alla rete entrano in un mondo digitale spaziale posizionato nell’anno 23341 in cui varie razze e civiltà si sfidano e si combattono.
Può suonarvi strano, anche assurdo, che si possano disegnare abiti per una persona digitale, virtuale, insomma per un qualcuno che non esiste nella realtà; e ancor più strano può sembrarvi che addirittura qualcuno ti paghi per questo.
Se vi chiedete come sia possibile innanzitutto partite da un dato: giocare ad Eve online costa 15€ al mese, gli abbonati sono 350.000, quindi alla CCCPGames fatturano la bellezza di oltre 5 milioni di euro al mese.
Questa economia digitale, in particolare dei games, non conosce crisi ed assicura alti margini; una specie di Eldorado. C’è un eco-sistema ed un mercato sempre più ampio di persone, che concepiscono l’idea del bene virtuale o digitale, sia esso un vestito per il nostro avatar su Second Life, sia un cannone fotonico per un gioco alla Eve online.
Fiona deve averlo intuito, comunque ci ha creduto; magari aveva già frequentato alcuni metamondi virtuali sulla rete dove gli appassionati sono abituati a comprare e vendere prodotti digitali in una forma di micro-auto-imprenditoria. Lei ora è nello staff della CCPGames, disegna abiti, ma invece di passarli alla sartoria li passa al team dei grafici che li trasformano in 3D
Il futuro dei Social Network saranno i Game Network?
