CAOS ORDINATO

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belati 2.0

Una delle forme più insidiose di privazione della libertà personale la esercitiamo direttamente noi, contro noi stessi.

E’ fin troppo chiara questa evidenza, così trasparente che i più non la vedono.

Eppure avviene quotidianamente, ogni volta che smettiamo di pensare con la nostra testa e scegliamo di usare quella degli altri; ogni volta che ci conformiamo alle idee della tribù così come arrivano, senza analizzarle, ne approfondirle in maniera critica.

Ci auto-priviamo della libertà di pensiero ogni volta che riproponiamo luoghi comuni come fossero perle di saggezza.

Tutte le volte che facciamo diventar nostra una menzogna vestita da verità senza alcun bisogno di verificarla, ne di ragionarla, noi ci auto-oscuriamo, censuriamo il genio che è i noi.

Chissà cosa spinge così tante persone ad usare il cervello solo come riempitivo della scatola cranica.

Basta che qualcuno vomiti una qualsiasi ruminata condita di populismo ed il gregge l’amplifica con la sua belata. Una volta si belava nelle piazze e nelle chiese, ora è più semplice, si bela su web e sui social network.

Dalla caccia alle streghe a “lo ha detto la televisione” fino a “l’ho letto su internet”. Nulla di strano; in fin dei conti perché la vita digitale dovrebbe essere diversa da quella analogica? Ed infatti non lo è. E’ questo che non hanno capito tutti gli idioti, gli ignoranti e gli sprovveduti che parlano male della rete e delle tecnologie, come fossero il mezzo del male.

Tra i miliardi di miliardi di miliardi di bit che ogni giorno scorrazzano nel mondo digitale, contribuendo a creare idee, valore, soluzioni, servizi, giochi, divertimento, gioie e dolori, ci sono altrettanti bit che scorrono per trasportare la fuffa, i nuovi beeee 2.0, i belati social, fatti da link, tag, condivisioni, post, tutta roba quasi mai letta, ed ancor meno ragionata, ma subito condivisa.

In questo caso non è tanto importante il contenuto, ma il like, il +1, il retweet. Non per tutti fortunatamente, solo per loro, per i conformisti che si privano della libertà di pensiero

Come cantava Gaber:

e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire..[..]..di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori

Quindi, niente di nuovo sotto il sole;  e gli umanosauri al potere lo sanno che a tanti piace sentirsi tribù, gregge al pascolo, chiusi in un recinto intellettuale e vogliosi di delegare tutto anche il pensare.

E’ per questo che bisogna combattere gli umanosauri, ma anche il gregge.

Il pensiero è libero e non si delega, e per come la vedo io la libertà di pensiero è un dovere non un diritto. Pensaci prima di un like, di un +1, di un retweet, di uno share.

Voi ovviamente pensatela come vi pare :-)

PS adesso non è che non condividete per evitare la figura dei conformisti

disegno di  Mark A. Hicks, illustratore

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  • 8 mesi fa
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4 Notes/ Hide

  1. A borntoburnlies è piaciuto
  2. A mangalcun è piaciuto
  3. postato da caosordinato
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